L’atteggiamento verso la Malattia
di Swami Veda Bharati
Quando accenniamo all’immortalità dello spirito, ai cicli delle incarnazioni, alla libertà dai legami del karma e allo scopo ultimo nella vita spirituale dell’essere umano, rischiamo di suscitare un’impressione ingannevole, come se nella tradizione meditativa considerassimo il corpo fisico un’entità trascurabile. Non è certamente il nostro caso. Se il corpo fisico fosse di scarsa importanza, non parleremmo così tanto di postura, respirazione, salute, dieta, principi alimentari e fattori psico-somatici.
In realtà il corpo riveste un’importanza notevole: non è il fine, ma certamente il mezzo per raggiungere la più alta realizzazione. E se non si costruisce un atteggiamento positivo nei confronti del corpo, presto o tardi si svilupperà qualche problema. Per un lungo periodo della mia vita io stesso ho prestato poca considerazione al corpo, ai suoi bisogni e al suo benessere. Dicevo a me stesso: se pratico la meditazione continuerò a produrre prana, perciò il corpo sarà in buona salute. Quando viaggiavo trascuravo i pasti e i necessari periodi di riposo. Così venne il tempo in cui dovetti scontare queste disattenzioni e imparare la lezione. Viaggiavo in molti Paesi, come del resto mi capita oggi, e feci una scoperta: tra le persone che incontravo molte soffrivano della stessa malattia che, senza che loro ne fossero al corrente, aveva preso anche me. Mi colpì in modo particolare la loro depressione. Per me fu una rivelazione: realizzai per la prima volta nella vita che la gente cade realmente in depressione se vittima di una malattia.
Come esseri umani siamo composti di tre fattori: puro spirito, mente e corpo fisico. Io che sono puro spirito, che sono non-nato e quindi immortale; io che nel passato, nel presente e nel futuro continuo da infinito a infinito, questo è ciò con cui veramente mi identifico, questo io sono. E questo voi siete. Occorre ripetere questa verità continuamente e ricordarla in meditazione. Talvolta capita di dimenticarcene perché pensiamo si tratti di una filosofia sublime e complicata, che non ha nulla a che vedere con noi, qui e ora, nella realtà della vita pratica. E attorno a quel principio, che contiene la finalità della realizzazione spirituale, non si costruisce l’atteggiamento verso vita. Questa è la causa di tutti i problemi. Esiste poi una parte del complesso che costituisce l’essere umano che chiamiamo mente, o psiche, e che funge da collegamento fra il puro spirito e il corpo fisico. E c’è infine proprio il corpo, che è controllato dalla mente. Il corpo fisico è uno strumento, un mezzo.
Possiamo inquadrare la relazione fra mente e corpo in due modi. Da un lato quasi tutte le malattie fisiche sono un prodotto a lungo termine dell’atteggiamento mentale. Immaginiamo di dover firmare un assegno per pagare un debito. Non si tratta di una esperienza piacevole che attendiamo con impazienza. A meno che non si tratti di una donazione o di un gesto fatto con amore. Allora diventa un momento piacevole. Ma immaginamo di estinguere un vecchio debito con un ultimo pagamento. Come ci si sente? Ecco, è il modo in cui mi sento io a proposito di alcuni disagi fisici che fanno parte della mia vita. Ogni disagio è il pagamento di qualche vecchio debito, di qualche karma. Se non lo pago ora, se lo rimando, dovrò pagarlo in qualche altro modo. Magari il tasso di interesse aumentarà; che pensiero orribile! Allora è meglio pagare adesso che dover aspettare; così provo un senso di sollievo. Si tratta di un capitolo chiuso. Poi mi chiedo qual è il prossimo debito da pagare. Mi preparo per quel tempo, per quel momento. Ogni qual volta è richiesto, devo pagare.
La meraviglia del corpo e e della ricchezza mentale
Non identifico me stesso semplicemente con il corpo fisico. Gli esseri umani costituiscono un fenomeno estremamente ricco. Un essere umano è un miniera di tesori, diamanti e rubini luminosi che nessuno ha ancora contato. Ma questo sacco di carne e ossa talvolta è una seccatura poiché ogni cavità del corpo trasuda. Bisogna fare così tanto per prendersene cura. Se la sera non ti lavi i denti per pigrizia, ti accorgerai delle conseguenze. Non si sarebbe capaci di tollerare il corpo, questa seccatura regolare od occasionale, senza sviluppare un certo senso dell’umorismo. Perciò non mi identifico solo con il corpo fisico. Osserviamo il corpo all’interno: è una macchina meravigliosa, così bilanciata, così finemente calibrata dal cervello a tutti i sistemi. Ci serve davvero bene. Ma i suoi svantaggi possono essere insopportabili se non sappiamo, così come molti non sanno o sembrano aver dimenticato, che non siamo solo questo corpo. Conoscendo gli svantaggi del corpo, sapendo quanti problemi sorgono dal non prendersene cura, arriva comunque il giorno della resa dei conti e allora ci si sente malati. “Sto male”. È il momento di ricordare che “io non sono solo questo corpo”. Essendo consapevole che un parte del mio essere è molto più ricca di tutte le esperienze che il corpo è in grado di offrire, non sono mai caduto in depressione a causa della malattia fisica.
La malattia fisica può essere controllata entro una certa misura conducendo una vita regolata, equilibrata, seguendo una dieta corretta. Ma occorre sempre ricordare che oltre la realtà del corpo fisico vi sono aree dell’essere umano immensamente ricche. Spesso indugiamo nell’auto-condanna, senza ragione. Usciamo di sera per cercare divertimento a una festa, ma non appena facciamo per tornare a casa in macchina di nuovo ci prende una grande pena per noi stessi. Queste propensioni della mente, se ripetute, diventano la nostra abitudine mentale. Quando la mente sviluppa una certa abitudine, il cervello risponde rilasciando impercettibili comandi, microscopiche esplosioni di energia neurale: gli ormoni allora vengono immessi in circolo per bilanciare e compensare il disequilibrio da noi stessi prodotto. Per esempio una persona si arrabbia ogni giorno e così ogni giorno il suo cervello deve rilasciare un certo ormone per bilanciare la situazione. Lentamente una minuscola cellula muore, un piccolo organo protesta. Per anni si mantiene un’attitudine errata e immediatamente il corpo mostra la risposta. A questo punto dobbiamo dire che alcune condizioni del corpo sono reversibili cambiando disposizione mentale, ma altre non lo sono così facilmente.
Nel caso la situazione sia reversibile, allora attraverso il cambio della dieta, del modo di respirare e delle strutture emozionali si riacquista la salute. Se la situazione non è reversibile si possono fare due cose. La prima è difficile da realizzare: si tratta di ricordare davvero che stiamo saldando un altro debito e quindi provare un senso di sollievo. In caso contrario si possono almeno ridurre gli effetti della malattia sul corpo. Ma certamente non è possibile controllare gli handicap fisici se non si impara che la mente è padrona del corpo.
Ma allora che fare con la mente? Si ordina all’ulcera: vattene, vai via? Che fare con la laringite? Alcuni anni fa ebbi la laringite, bruciavo di febbre. Non mi era possibile parlare. Ma proprio quella sera avevo un’intervista con Henry Wolf, un vecchio amico che ogni anno mi invitava al suo programma tv a Minneapolis. Mi alzai dal letto, mi vestii e uscii con la febbre altissima. Feci l’intervista e nessuno sospettò che ero malato. Quando scesi dal palco ebbi una ricaduta e di nuovo non potevo pronunciare una sola parola. Con questo intendo dire che esistono meccanismi mentali legati al corpo che possono aiutarci a oltrepassare handicap e svantaggi. Occorre imparare che la mente è padrona del corpo e se anche nell’immediato non si riescono a superare gli effetti fisici della malattia sul corpo, è possibile, nel lungo periodo, creare stati mentali equilibrati che evitano e rimuovono l’infelicità.
La più grave malattia al mondo è l’infelicità della mente. Quando mi sento malato e ho problemi fisici, sto attento a indossare abiti allegri e a leggere libri che trasmettono gioia; creo allegria attorno a me. E se mi chiedete da dove viene l’energia per fare tutto questo, vi rispondo: dalla mente.
Imparate quindi a ridurre gli effetti della malattia fisica cambiando lo schema mentale, che è ciò di cui tratta lo yoga, e imparate a ridurre gli effetti mentali. Osservate il corpo con neutralità. Il corpo è vostro: custoditelo, preservatelo e rafforzatelo. Ma il corpo non è tutto. La personalità umana è immensamente ricca e nasconde gemme di luce e di illuminazione, una gioia che la mente può creare per voi stessi. Una disposizione amabile e positiva, una felice inclinazione, possono crearla. E allora create la medesima buona disposizione per i vostri congiunti che soffrono cosicché si riduca la forza e l’intensità delle menomazioni che derivano dalla malattia.
Per quanto riguarda l’atteggiamento verso il corpo, vorrei riprendere un mio scritto del 1964:
Vivo in una caverna, una grotta spaziosa dalle numerose uscite
e dai contorni diversi
molti i raggi di luce colorata
che affluiscono e irradiano
il filo della vita che viene e va.
La mia caverna in una montagna, vulcanica, fremente
in riposata quiete per lunghi momenti
e all’istante di nuovo scossa.
Questa mia caverna vede
strade, valli e sentieri, altre montagne,
velature di nubi e teorie di lampi.
Siedo e osservo moltitudini in processione,
gridano ilari, o in silenzio stanno afflitti,
curiosi, sostano per lanciarmi uno sguardo
o passano indifferenti
mentre scemano le sere
o crescono gli albori.
Caldo è il fuoco che ho acceso
e nutrito e combusto con la vita;
di cenere, addormentato mi disperdo.
Scosso al risveglio
la brace luccica
Passi tremolanti, ombre danzanti,
pitture grottesche, oscurità mescolate
a luci esterne e arcobaleni straniti.
Così nel timore abbandono questo fuoco
e mi precipito al fiume mio profondo
acque silenziose che scorrono per dissetare
esplosivi, fiammeggianti, vulcani assetati.
Avvolto al sicuro nel grembo della montagna
calmo, raccolto, sorridente, equanime
mi immergo e ritiro
nel mio fiume sotterraneo
Mentre fuori la processione del mondo
perduta, esausta, sempre verso chissà dove
va.
Esistono fiumi sotterranei interiori a un certo livello della caverna che è la vostra vera casa. Nelle stanze superficiali della caverna, cioè a livello fisico, si incontrano oscurità interiori in conflitto con luci esterne e oscurità esteriori che si fondono con luci interiori, e ogni tipo di ombre e fantasmi, fantasie e paure. Ma scendondo in profondità si giunge in un dominio sottile dove è il fiume sotterraneo di energia e vita. Lì si impara a essere neutrali nei confronti di quelle parti del corpo per cui non vi è nulla da fare, poiché esistono altre sorgenti di felicità per la mente.
Trovate quelle sorgenti di felicità, create quella felicità, e scoprirete che c’è più energia in voi, più vita, creatività e soddisfazione di quanto avreste mai pensato. Gli yogi continueranno a ripeterlo per sempre. Ma normalmente le persone ascoltano, lasciano la sala della conferenza e dimenticano. Voi non lo dimenticate. È tutto.




